Biografia

Marcello Meucci è nato a Tobbiana (PT) nel 1943 ed è deceduto il 30 di Novembre del 2021. Come in molti artisti, fin da piccolo era già evidente il suo estro creativo ma sarà l’incontro con il maestro Ardengo Soffici che lo indurrà a dedicarsi esclusivamente al suo “grande amore”: la pittura. Gli anni ‘60 sono cruciali per l’artista: apre a Seano lo studio “Casa Rossa” e inizia a frequentare assiduamente Quinto Martini; nel 1968 espone per la prima volta presso la Galleria Arrigo del Rigo a Prato. Successivamente Meucci intratterrà rapporti con artisti e critici di un certo calibro oltre ad esporre in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Nel 1978 consegue il Diploma Accademico a Salsomaggiore Terme (PR). Le numerose opere di Marcello possono essere suddivise in tre gruppi, ai quali corrispondono temi e periodi della vita dell’artista molto differenti tra loro. Le prime, degli anni ‘60, fanno parte del periodo figurativo: l’artista ispirandosi alle opere di Soffici e Rosai realizza ritratti di persone a lui care, paesaggi resi nei minimi dettagli e torna frequentemente la rappresentazione del suo paese natio, al quale è fortemente legato. All’estrema serenità e gioia di vivere del periodo figurativo, si contrappone il secondo, detto dell’inquisizione e dei celestini: le opere risalgono agli anni ‘70 e attraverso i colori, i tratti incisivi e i volti dei
personaggi rappresentati, traspare tutto il dolore, la sofferenza e il trauma profondo che l’artista ha subito in circa tre anni (dal 1947 al 1950) di “soggiorno” presso il Rifugio Maria Assunta in Cielo di Prato. In questo luogo, che si è dimostrato essere tutto tranne che un rifugio per bambini indifesi, “Marcellino” ha subito vessazioni di
ogni tipo ma grazie all’arte, utilizzata come terapia, Meucci è riuscito ad affrontare e superare questo grande dolore. Le ultime opere, iniziate negli anni ‘80, sono denominate frammenti: l’artista utilizza pochi colori e con tratti essenziali riesce a trasmettere quella che è la sua visione attuale del mondo, frammentato e disordinato ma che forse, con l’aiuto della religione, gli consentirà di trovare la giusta strada per il
raggiungimento dell’armonia. Le sue opere sono esposte in Pinacoteche, Musei, Collezionisti d’Arte di Prato, Firenze, Pistoia, Roma (A.C.Horty Lamiani) Inghilterra (Della View art Gallery-Bedford), Argentina, Giappone e Germania (Fellbach) Marcello Meucci ha redatto il Manifesto di “EstrArte” insieme allo storico e scrittore Andrea Bolognesi nel 1999 a Tobbiana: il termine non esiste e racchiude numerosi significati, tutti corretti; l’obiettivo è riportare l’attenzione sul vero scopo dell’arte. L’artista è il veggente, è colui che riesce a vedere ciò che gli altri uomini non riescono a scorgere; crea in quanto necessità primaria. Il manifesto vuole che l’arte torni ad essere arte e non pura mercificazione del mondo contemporaneo. Dal 2000 Estrarte è diventata anche associazione: un gruppo di artisti che, nonostante le proprie peculiarità, concorrono a raggiungere un unico obiettivo ossia elevare l’arte ai massimi livelli. Meucci è stato fondatore e presidente di tale associazione fino al 2005 poi l’associazione divenne Gruppo e continuò a fare Mostre, Corsi e Concorsi.
Dott.ssa Chiara Innocenti

Manifesto di Estrarte

Marcello Meucci ha redatto il Manifesto di Estrarte insieme allo storico e scrittore Andrea Bolognesi nel 1999 a Tobbiana: il termine non esiste e racchiude numerosi significati, tutti corretti; l’obiettivo è riportare l’attenzione sul vero scopo dell’arte. L’artista è il veggente, è colui che riesce a vedere ciò che gli altri uomini non riescono a scorgere; crea in quanto necessità primaria. Il manifesto vuole che l’arte torni ad essere arte e non pura mercificazione del mondo contemporaneo. Dal 2000 Estrarte è diventata anche associazione: un gruppo di artisti che, nonostante le proprie peculiarità, concorrono a raggiungere un unico obiettivo ossia elevare l’arte ai massimi livelli. Meucci è stato fondatore e presidente di tale associazione fino al 2005. “Estrarte”, parola strana, parola che non si trova nel vocabolario e che per questo è opportuno mettere fra virgolette come si usa per quei termini che ancora non hanno avuto la consacrazione dell’uso. Ma parola che è bene mettere fra virgolette, anche per evidenziare i molteplici significati che racchiude: potrebbe infatti essere composta dal verbo estrarre e dal sostantivo arte assumendo il chiaro significato di “estrarre arte”, potrebbe però anche essere composta dai sostantivi estro e arte e in questo caso il significato sarebbe “ardore della fantasia e dell’invenzione nell’arte”, oppure addirittura potrebbe essere composta dall’aggettivo extra e dal sostantivo arte e in questo caso significherebbe “arte in qualità superiore”. “Estrarte” quindi può avere diversi significati, ma tutti tendenti a rivalutare l’intervento del pensiero, della fantasia, della creatività e del desiderio di rinnovamento nella produzione di un’opera d’arte. Quest’atteggiamento trae motivazioni profonde dalla situazione attuale, in cui tutto è condizionato dal puro profitto: dove l’arte stessa, intesa come una qualsiasi altra attività manuale, è mercificata e sottoposta alle ferree leggi del mercato e dove l’uomo, privato di ogni forma di rispetto e dignità, è considerato al rango di oggetto e come tale trattato. É necessario quindi, un recupero dei valori fondamentali che sono alla base dell’essere uomo. Questi valori, anche se nascosti, ingabbiati dentro innumerevoli strutture etniche, religiose, culturali, economiche, sono dentro ognuno di noi, basta solo volerli cercare e recuperare e questo è possibile attraverso l’arte, ma quella vera: quella che superata la contingenza del vivere quotidiano, mette a diretto contatto l’uomo con la sua natura e il suo essere più profondo. Questo dunque vuole essere “Estrarte”: portare in superficie quelle motivazioni e quei bisogni profondi che sono la radice stessa del vivere, per superare la realtà attuale e creare e recuperare arte vera, non quella mercificata o fine a se stessa, ma quella che, riacquistata l’originaria funzione vitale, riscatta l’uomo dalle mortificazioni del materiale e diventa elemento fondamentale e insostituibile per l’esistenza e il progresso dell’umanità.